di massimiliano del 19 febbraio 2012
Il pecorino stracchinato del Monte Poro, il formaggio calabrese cremoso dal sapore dolce e speziato. Una vera rarità gastronomica per golosi da gourmet.
Pochi possono godere della fortuna di provare il piacere di assaggiarlo. A causa della difficoltà tecniche di produzione, ci vuole grande sapienza ed esperienza, è un formaggio rarissimo che i pochi pastori/mastri casari ancora oggi riescono a produrre. Il Pecorino Stracchinato del Monte Poro è il più giovane tra i pecorini prodotti in Calabria, è il frutto di una particolare tecnica di lavorazione. È un formaggio stracchinato a pasta cremosa pronto dopo 9 giorni dalla lavorazione che avviene esclusivamente nei mesi freddi di Gennaio e Febbraio e va consumato entro 3 mesi. Il pecorino stracchinato ha la crosta sottile e molle segnata dalla forma delle fiscelle di felce. E’ un formaggio a pasta cremosa dolce al palato con un retrogusto speziato dal colore bianco latte.
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di massimiliano del 27 settembre 2010
Le maschere di Seminara e l’arte della ceramica calabrese .
Seminara, un piccolo paesino nella provincia di Reggio Calabria tra i comuni di Palmi e Bagnara Calabra, è noto per l’altissima qualità delle ceramiche
maschera scaramantica di seminara
artistiche, per le maschere apotropaiche. Una produzione artistica di ceramiche che per la particolare lavorazione e per gli oggetti in ceramica prodotti è presto identificata con ” ceramiche di Seminara “.
Infatti gli oggetti riprodotti nelle ceramiche artistiche di Seminara assumono una funzione apotropaica quasi animistica più che per la loro utilità pratica, le maschere di Seminara contro il malocchio o il babbalucco scaramantico ne sono la prova, il risultato di una miscela delle culture che hanno in passato interessato la Calabria.
Le tipiche maschere di Seminara hanno una profonda matrice della cultura greca ed erano poi le maschere orribili impiegate a scopo catartico in teatro, tra le maschere figuravano le tre Gorgoni ; altre tipologie di maschere hanno un aspetto orrido e grottesco con funzione di tenere lontani gli spiriti del male che, nella tradizione popolare calabrese, si concretizzano negli invidiosi forieri del malocchio, negli spiritelli maligni e nel diavolo.
Le maschere di Seminara hanno quindi una funzione protettiva , incastonate nei muri ben in evidenza o appese in posizione rilevante all’interno delle case, dimostrano come l’evoluzione dell’elemento decorativo, affidato alla fantasia del maestro ceramista, si fonda con l’espressione tipica di credenze o fantasmi popolari.
Ancora oggi a Seminara nelle botteghe dei maestri ceramisti è possibile ammirare la lavorazione dei ”babbaluti“, bottiglie antropomorfe di varia grandezza, munite talvolta di un manico nella parte posteriore. Che hanno anch’essi come per le maschere apotropaiche una funzione animistica ancor prima che umoristica .
I babbaluti in ceramica hanno origine durante la dominazione spagnola quando, per effetto della malcontento del popolo contro il potere costituito spagnolo, gli artigiani accentuarono e definirono l’aspetto antropomorfo dei “babbaluti” delle bottiglie, così il “babbaluto” assunse di volta in volta la fisionomia gendarme spagnolo, del soldato borbonico, del signorotto locale o del potente di turno.
Ma la produzione artistica calabrese delle caramiche non si esaurisce con le sole maschere apotropaiche, molto interesse artistico destano le cannate, i boccali, i bumbuli o le quartare e il “riccio“, una strana bottiglia panciuta e irta di punte, tutti oggetti tipici della ceramica seminarese che nelle loro forme grottesche e buffe rievocano oggetti arcaici di carattere sacrale o votivo.
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di massimiliano del 22 settembre 2010
I vini calabresi ottenuti nelle aree di produzione della provincia di Reggio Calabria sono vini che per ben si abbinano ad una cucina basata sul pesce e verdure. I vini calabresi della locride sono molto noti per le loro caratteristiche dall’aroma fruttato e dal bouquet floreale, la gradazione media e la snella struttura di questi vini calabresi esaltano i sapori della cucina mediterranea. Nella locride, in Calabria, sono noti i due vini D.o.c. calabresi : Bivongi rosso , Bivongi rosato e Bivongi bianco; e il Greco di Bianco D.o.c. vino passito di Calabria o vino da dessert.
Il Greco di Bianco
Nobile e antichissimo vitigno e gran vino passito, il vino Greco di Bianco ha origini da un tralcio importato dai coloni greci sbarcati nell’VIII secolo A.C. presso Capo Zefirio nella locride in Calabria. Gli storici antichi narrano che la leggendaria vittoria dei 10.000 locresi contro 130.000 crotonesi nella battaglia della Sagra (560 A.C), avvenne grazie al merito del Greco di Bianco, il quale ne avrebbe esaltato lo spirito eroico dei locresi. Tra i reperti archeologici è possibile scorgere la testimonianza delle virtù afrodisiache e ne lodano la divina origine con l’appellativo di “nettare degli Dei” .
La selezione dei grappoli del Greco di Bianco è manuale, una volta raccolti i grappoli del Greco di Bianco sono posti ad appassire al sole su graticci all’aperto. Gli acini raggiungono la giusta maturazione quando assumono il colore ambrato. In alcuni versi di Esiodo nelle sue – Le opere e i giorni – versi 609-614: ” quando Orione e Sirio giungono a mezzo del cielo (20 settembre) e l’aurora dalle rosee dita vede Arturo, allora, o Perse, spicca e porta a casa tutti i grappoli: li terrai al sole per dieci giorni e per dieci notti, per cinque invece all’ombra; al sesto giorno poi, porrai nei tuoi vasi i doni di Dionisio che dà molta gioia ” . Ancora oggi , come allora , in Calabria si ottiene il passito di Greco dalla lavorazione dell’uva seguendo le indicazioni di questo procedimento infatti la vendemmia del Greco di Bianco avviene intorno alla metà di settembre, i grappoli di Greco vengono posti ad appassire sui graticci all’aperto per circa dieci giorni e poi si procede alla pressatura per ottenere il mosto. Terminata la vinificazione il vino viene conservato per 12 mesi in botti di legno per l’affinamento prima che il vino Greco di Bianco sia imbottigliato per almeno 13 mesi dalla vendemmia.
Il Greco di Bianco D.O.C. è un vino dal colore giallo tendente al dorato con riflessi ambrati, profumo etereo, caratteristico, con sentori che spaziano attraverso tutte le modulazioni della frutta secca, con sensazioni talvolta albicoccose, morbido nel sapore molto persistente, armonico, con lunghissimo retrogusto .
La temperatura di servizio ideale è di 8-10°C , ma è ottimo anche secco, si abbina bene alla pasticceria secca meglio se pasticcieria secca alle mandorle di Calabria, torte e pasti secchi a base di pasta di mandorle. Il dolce del Bianco di Greco si presta molto bene ad essere accostato con i formaggi piccanti calabresi , ben strutturati e saporiti come il pecorino calabrese .
Il vino Bivongi
E’ ottenuto dai vigneti della locride sul versante orientale delle Serre Vibonesi, nella valle dello Stilaro nel territorio dei comuni di Bivongi, Pazzano, Caulonia, Riace, Monasterace e Stilo in provincia di Reggio Calabria, e nel comune di Guardavalle in provincia di Catanzaro, territori un tempo appartenuti alla colonia greca di Kaulonia nel 700 a C.. Il vino Bivongi D.o.c. ha gradazione alcolica media, tra 10% del Bivongi bianco e i 12,5% del Bivongi rosso Riserva.
Il Bivongi rosso è ottenuto da vitigni Gaglioppo e Greco nero, nella misura del 30-50% e Nero d’Avola e Castiglione per 30-50% con altri vitigni a bacca nera per il restante 10%. Il Bivongi rosso presenta un colore rosso intenso tendente al granato, il vino Bivongi Riserva viene invecchiato per almeno 2 anni. Il Bivongi rosato è ottenuto dagli stessi vitigni utilizzati nella produzione del Bivongi rosso, ai quali si aggiungono uve da vitigni a bacca bianca fino al 15%. Il risultato è un Rosato di Bivongi con una gradazione alcolica di 11,5 gradi con un colore rosato più o meno intenso dal sapore vinoso e fruttato. Il bianco di Bivongi è ottienuto dai vitigni Greco di Bianco ( Greco di Guardavalle ), con da vitigni Malvasia Bianca e Ansonica anche con l’impiego di altri vitigni autoctoni a bacca bianca. Il bianco di Bivongi è un vino dal colore paglierino dal sapore secco con una gradazione alcolica di 10,5 gradi circa .
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